Immagina di entrare in un’azienda con uffici belli e moderni. All’ingresso c’è un vigilante, porte blindate, telecamere: nessuno entra senza essere controllato. Ma… una volta dentro, vieni lasciato librero di aprire qualsiasi porta, entrare in ogni stanza e rovistare tra i documenti aziendali.
Sembra assurdo, vero? Eppure è esattamente ciò che accade in molte aziende quando si parla di sicurezza informatica.
Molti imprenditori proteggono la propria rete solo verso l’esterno, installando un firewall all’ingresso di internet. Ma dimenticano di mettere controlli di sicurezza all’interno, sui singoli computer, server e dispositivi.
La minaccia non arriva sempre da fuori
Quando sentiamo parlare di attacchi informatici, pensiamo subito all’hacker russo che prova a bucare il nostro sito web. Ma spesso, le minacce più gravi arrivano dall’interno:
- Un dipendente curioso che accede a dati che non dovrebbe vedere.
- Un virus entrato tramite la chiavetta USB o lo smartphone di un collega.
- Un collaboratore che apre per errore un’email infetta.
Quando non hai protezioni su ogni macchina, anche un piccolo errore può trasformarsi in un grosso problema. Un virus può diffondersi da un computer all’altro come un incendio in un edificio senza porte tagliafuoco.
Una lezione dalla NASA
Ti racconto una storia vera.
Alla fine degli anni ’90, alla NASA (sì, proprio quelli dei razzi spaziali) commisero esattamente questo errore: non proteggevano ogni computer con un firewall. Avevano una barriera all’esterno della rete, ma all’interno le porte erano aperte.
Un gruppo di giovani hacker italiani, i “Reservoir Dogs”, se ne accorse. Entrarono in uno dei sistemi collegati al Jet Propulsion Laboratory – dove si progettano le sonde spaziali – e da lì si spostarono liberamente. Nessuno li bloccava.
Non erano spie, non volevano rubare segreti. Volevano solo dimostrare che era possibile. E ci riuscirono. Nel 2002, dopo un’indagine tra FBI, Guardia di Finanza e Polizia Postale, il gruppo fu arrestato. Ma il danno era fatto: la NASA aveva esposto i suoi sistemi più delicati, semplicemente perché non aveva protetto ogni macchina.
Cosa puoi fare tu, oggi
Non serve essere la NASA per subire danni. Basta una fattura falsa, un ransomware, o un virus che blocca il server contabile il giorno delle scadenze fiscali.
Ecco tre semplici consigli:
- Installa un firewall su ogni macchina: ogni PC, server o dispositivo connesso alla rete deve avere le sue protezioni.
- Forma i tuoi collaboratori: una persona distratta può aprire la porta a un attacco senza nemmeno accorgersene.
- Affidati a un partner IT di fiducia: qualcuno che possa verificare regolarmente che tutto sia protetto come si deve.
In un mondo dove un virus può arrivare da un’email, da una chiavetta USB o da un telefono collegato al PC, non puoi più permetterti di lasciare porte aperte.
Proteggere ogni singolo dispositivo è come mettere una serratura su ogni stanza. Forse nessuno proverà mai ad aprirla. Ma se succede, sarai felice di averla chiusa.
E ricorda: anche la NASA ha imparato questa lezione sulla propria pelle. Non aspettare che succeda anche a te.
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